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A quasi mezzo secolo dalla sua scomparsa è ancora difficle parlare di chitarra elettrica senza nominare Jimi Hendrix.

Il Big Mama dedica questa serata alla musica del geniale musicista di Seattle, nato il 27 novembre del 1942 e che oggi avrebbe 75 anni, che ha attraversato la storia della musica Rock come una meteora infuocata.

Sul palco ci sarà ELIO VOLPINI con i suoi UT JIMI. Elio è senza dubbio uno dei migliori specialisti in Italia della musica di Hendrix, attento ricercatore di suoni e con uno stile rispettoso della tradizione del grande musicista ma sempre in continua evoluzione.

ELIO VOLPINI (voce, chitarra) –   GIULIO GIANCRISTOFARO (basso) – PIERO FORTEZZA (batteria) – LUCIANO GARGIULO (tastiere)

Jimi Hendrix, ovvero la chitarra che fece la storia del rock. Il musicista di Seattle ha completamente e irreversibilmente mutato l’approccio alla chitarra elettrica, per molto tempo lo strumento principe e incontrastato del rock.
Hendrix è un ciclone che attraversa la scena del rock, proprio perché il rock è il genere musicale dove più che in ogni altro contano il suono e l’immagine, la forma, quindi, oltre che i contenuti, come si evidenzierà sempre di più col passare degli anni e con l’avvento dell’elettronica e l’evoluzione dell’iconografia rock. Nato il 27 novembre 1942 a Seattle, da ceppo familiare fatto di nativi americani, afroamericani e bianchi, James Marshall Hendrix comincia a suonare la chitarra a undici anni, poco dopo la morte della madre. A 16 abbandona gli studi e comincia a sbarcare il lunario suonando con complessi di rhythm and blues e di rock’n’roll. Dopo aver svolto il servizio militare come paracadutista, a 21 anni inizia una intensa attività da session-man. Diventa il chitarrista di Little Richard, Wilson Pickett, Tina Turner, King Curtis.
Nel 1965 al Greenwich Village forma il suo primo gruppo e firma un contratto e comincia a esibirsi con regolarità. Jimi è già padrone di una tecnica superiore, il blues scorre puro lungo le corde della sua chitarra, ma l’America rapita dal beat è tutta presa dai suoi giovani fenomeni bianchi. La fama del prodigioso chitarrista giunge però alle orecchie di Chas Chandler, ex-Animals, manager a New York in cerca di nuovi talenti. Chandler lo porta con sé a Londra, dove lo introduce nel colorato mondo del flower-power inglese, propiziando l’amicizia con Donovan. Hendrix conquista l’Europa col blues elettrico, dilaniato e lancinante dei singoli “Hey Joe” e “Purple Haze”, cui fanno seguito un paio di tour, nel corso dei quali l’entourage del chitarrista alimenta l’immagine di Hendrix personaggio mefistofelico, dedito alle più estreme esperienze di droga e sesso. Jimi sta al gioco infiammando le platee con un repertorio coreografico che è diventato parte inestricabile del suo mito: la sua Fender Stratocaster è, di volta in volta, la proiezione del suo membro, oppure compagna di torridi amplessi elettrici, suonata coi denti, i gomiti, gli abiti, strofinata contro l’asta del microfono o contro le casse alla ricerca del feedback più corrosivo.
Dopo aver formato il primo complesso rock di soli neri, la Band of Gypsies, con Buddy Miles alla batteria e Billy Cox al basso, si esibisce nell’agosto 1970 all’Isola di Wight. Un mese dopo, lo ritrovano morto a Londra, vittima di un’overdose di barbiturici. Gli afro-americani, che avevano già perso per morte violenta sia l'”apostolo” Martin Luther King, sia il leader dell’orgoglio nero Malcom X, perdono così anche colui che aveva restituito la paternità nera al rock’n’roll.





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